Riflessioni su diversi aspetti della nostra vita

“Among Us” e la Sindrome dell’Impostore

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Il lavoro con i bambini ha dato spunti tra i più disparati: uno è stata la riflessione su “Among Us” e la Sindrome dell’Impostore.
Strano a dirsi ma possiamo trovare diversi collegamenti tra il gioco online che sta spopolando tra i ragazzini e questa strana “malattia” che coinvolge molti professionisti.

Rapportarsi con i bambini, entrare poco a poco nel loro mondo e nel loro sentire, ha scoperchiato dei mondi.
Ho esplorato nuove parti di me, ho sperimentato nuove modalità di comunicazione, ho iniziato a fare dei collegamenti a cui non avevo mai pensato prima.

All’inizio non è stato facile, lo devo ammettere, ma dopo un po’ di tempo, sono stata trascinata in dimensioni parallele, ricche di splendidi scenari.
Giorno dopo giorno, ho introiettato alcuni meccanismi che credevo essere distanti anni luce da me e ho potuto prendere coscienza del mio io bambino.
Una parte che si è fatta ingombrante, poco gestibile e che ha invaso la sfera del pensiero razionale.

Ho assistito alla passione per questo videogame e, incuriosita da tutta l’attenzione che ne riceve, ho voluto saperne di più.
Ma cosa potrà mai accomunare un gioco dove vince il migliore in assoluto e questa situazione morbosa che prende di mira chi si occupa di comunicazione?

Sindrome dell’impostore: cos’è?

Se ti occupi o ti interessi di comunicazione, avrai sentito parlare di “sindrome dell’impostore”, soprattutto in questi ultimi anni.
Personalmente, ho letto diversi articoli di blogger e copy che parlano di questa sorta di patologia.
Sì, pare che si possa parlare di una sorta di malattia che attacca l’autostima e che mina l’espressione delle proprie capacità.

Perché si parla di sindrome?
A dispetto della terminologia, questo stato d’animo che porta la persona ad autoconvincersi di avere meno meriti di quelli che ha in realtà, presenta sintomi e rimedi. Non si tratta di un disturbo psicologico classificato, ma ha destato interesse in due psicologhe americane che hanno riscontrato un atteggiamento specifico. Le due studiose hanno analizzato in prima battuta i comportamenti di un gruppo di professioniste, poi quello di professionisti.

La caratteristica principale della sindrome è quella di pensare di non avere un gran valore, nonostante si abbia successo nel proprio lavoro e stima da parte degli altri.

Chi soffre della sindrome dell’impostore presenta una serie di pensieri autodistruttivi:

  • pensa innanzitutto di essere un impostore, appunto
  • ha paura che gli altri scoprano che non è ciò che dice di essere
  • crede di non meritarsi elogi
  • pensa che i suoi successi non siano per merito suo
  • non ama essere al centro dell’attenzione
  • crede di non meritarsi vittorie
  • sminuisce il suo valore e amplifica le sue lacune
  • si confronta con gli altri, pensando di essere comunque in difetto.

Vista così, la questione diventa quasi un gioco di forza tra due parti: quella conscia e quella inconscia. La parte conscia sa bene che bisognerebbe avere fiducia nelle proprie capacità: se una persona ricopre un determinato ruolo, probabilmente è perché lo merita.
La parte inconscia, invece, la pensa in modo diverso perché non riesce ad avere fiducia e si crogiola in questo stato di insoddisfazione e, magari, depressione.

“Among Us” e la Sindrome dell’Impostore

Among Us: vince il più forte o è l’unione che fa la forza?

In “Among Us bisogna essere il migliore per sbaragliare tutti gli altri concorrenti. Colui che viene scelto a interpretare l’impostore, deve necessariamente usare delle strategie per confondere tutti e deve comportarsi in modo scorretto.
Alla fine però, anzi, per tutto il gioco, tutti incolpano tutti di essere l’impostore: ogni giocatore è potenzialmente scorretto, quindi.

Il gioco è caratterizzato da azioni anche violente: questo lo classifica come game adatto ai bambini dai 9 anni in su, e richiede un controllo da parte dei genitori. Un’altra particolarità è il fatto di poter interagire con degli sconosciuti, cosa che può creare situazioni non sicure, soprattutto se si pensa che chi gioca sono bambini (o comunque minorenni).

Il fatto poi di avere un impostore tra i partecipanti, di cui non si conosce l’identità, porta un senso di apprensione che non è più di tanto costruttivo per chi gioca.

Ma in questo videogame non c’è solo la parte maligna, l’aspetto buio, ci sono anche delle luci.
Ciò che trovo interessante e stimolante è l’idea che l’unione faccia la reale differenza: chi fa parte della Crewmate deve sostenere gli altri membri per vincere.

Sviluppato da giovani americani, sconosciuti al tempo del lancio del gioco sul mercato, “Among Us” ha unito generazioni diverse e ha avuto la possibilità di avere dei famosi gamers come sponsor d’eccezione.
Il gioco è stato visto anche come una metafora delle sfide che dobbiamo affrontare nella nostra vita: avremo sempre qualcuno che cercherà di sabotare i nostri piani.
Così come succede spesso che incolpiamo gli altri per quello che ci succede.


Siamo tutti impostori?

Fonti:

https://www.chiaraventuri.it/sindrome-dell-impostore/

https://www.repubblica.it/tecnologia/blog/stazione-futuro/2020/10/21/news/perche_giochiamo_tutti_ad_among_us-299509743/

Photo credits:

fonti Google per la copertina del libro (english version)

Foto di NEOSiAM 2021 da Pexels per l’immagine di copertina

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