Riflessioni su diversi aspetti della nostra vita

DI FIRENZE, ME E DANTE

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Di Firenze, me e Dante ce ne sarebbe stato da raccontare poco, fino a un po’ di tempo fa.

Ho visitato Firenze in alcune occasioni: una mia cugina si è sposata là, anni fa sono tornata per una vacanza con amici, due anni fa vi ho trascorso un anniversario di coppia.

Credo però che nessuna delle volte passate sia stata così intensa e particolare come quest’ultima.
Questa volta è stata diversa perché ho visitato la città “in solitaria”.

Il 5 giugno è stato il primo anniversario del mio blog Scoprire l’altro e desideravo fare un breve viaggio per festeggiare.
Viaggiare mi è sempre piaciuto molto perché mi fa sentire viva, fremente e riesco a dare un senso maggiore alla mia vita.

Visitare luoghi sconosciuti, conoscere persone nuove, intessere relazioni anche “effimere” porta ogni volta qualcosa di buono.

Ponte Vecchio

Arrivare senza accorgersene

Il mio arrivo nel capoluogo toscano è stato tranquillo quasi come se non avessi nemmeno viaggiato; un percorso liscio come l’olio mi ha fatto giungere a destinazione.

Ho voluto subito godere del cibo fiorentino: con la mia valigia “da weekend” mi sono addentrata nelle viuzze e mi sono fermata in una trattoria.

Una volta soddisfatta dal lauto pasto, mi sono diretta a piedi verso l’hotel, pensando fosse abbastanza vicino.
Mi sbagliavo.
Ho percorso due o tre chilometri sul Lungarno per raggiungere l’albergo, e tutto sotto un sole cocente.

Conoscere la città

Dopo una breve sosta per sistemarmi e rinfrescarmi, sono tornata, ancora a piedi, verso Piazza del Duomo.
Sono voluta però passare dalla parte esterna al centro storico, un po’ perché mi risultava più facile il percorso, un po’ per vedere strade alternative.

Santa Maria del Fiore in tutta la sua imponenza

E non ho sbagliato perché ho camminato per via Pietrapiana che ho trovato carinissima. Se andate a Firenze e passate per quella strada, trovate il tempo per uno smoothie al locale gestito da due ragazze argentine (una ha vissuto vicino a Cuneo per un periodo).

Passate a prendere delle mini size di prodotti da bagno (potreste aver dimenticato il bagnoschiuma, no?) alla Farmacia del Corso: vi ci troverete due giovani farmaciste molto simpatiche e competenti.

Il primo pomeriggio è trascorso in modo semplice, gironzolando per il centro: più che semplice dovrei definirlo pigro, indolente.

Quando senti che devi fermarti, devi farlo.

Questa mini vacanza ha simboleggiato il mio “staccare la spina” per due giorni. Non credo che sarei riuscita ad andare avanti ancora per molto senza questa pausa.

Dovremmo tutti puntare al cielo

Due passi sul ponte

Tornando a noi e a Firenze, il pomeriggio del primo giorno è stato goduto fino al tramonto, momento in cui mi sono diretta verso il ponte più caratteristico della città: Ponte Vecchio.

Dopo aver fatto qualche foto dal ponte ‒ come tutte le altre persone lì intorno – mi sono diretta piano piano verso l’hotel.

Ci saranno sempre dei sassi sul tuo cammino. Dipende da te se farne dei muri o dei ponti.

Mentre scrivo, ripenso a quella notte sola in albergo quasi con tenerezza: è stata la prima notte fuori dalla mia città, consapevole che il mattino seguente non avrei incontrato nessuno di “conosciuto” e che nessuno mi aspettava da qualche parte della città per fare due passi insieme.

In passato avevo viaggiato da sola un paio di volte, però uno era stato un viaggio di gruppo in Marocco e l’altro un soggiorno a Ibiza in un villaggio vacanze.

Questa volta ero sola sola. No dai, non proprio: ero in compagnia di me stessa.

Godere della propria compagnia

Venerdì mattina, dopo colazione, pensavo di prendere il bus per raggiungere Piazza della Signoria ma ho deciso per la terza volta di fare il percorso a piedi.
Il mio corpo aveva proprio la necessità di fare movimento.

Ecco a voi il trecentesco Palazzo Vecchio

Mentre camminavo, però, pensavo solo a una cosa: il pranzo.
Eh lo so, mi rendo conto che potrei sembrare esagerata ma volevo assolutamente andare al Mercato Centrale per pranzare in uno dei punti di ristoro che si trovano al piano superiore.

Il Mercato Centrale è pieno zeppo di bistrot e “angolini gastronomici” che fanno decisamente venire l’acquolina in bocca.
Ho scelto di mangiare pesce (era pure venerdì!) e mi sono accomodata tra due coppie di giovani portoghesi e due signore tedesche che potevano essere sia sorelle che amiche.

Mi piace molto l’atmosfera da grande punto d’incontro: mi fa immaginare grandi storie, sia romantiche che tragicomiche.

Un incontro l’ho avuto anch’io. . .
Ho chiacchierato una buona mezz’ora con una ragazza di Napoli che curava il punto informativo del mercato e che era stata qui a Torino per qualche settimana per affiancare una ragazza che avrebbe gestito uno stand al mercato di Porta Palazzo.

Il resto della giornata l’ho poi trascorso girando per il quartiere San Lorenzo ‒ quartiere del Mercato Centrale – tra bancarelle di borsette in pelle e negozietti di souvenir.

Non dimentichiamo i pittori fiorentini con le loro tele in esposizione

Tra il gironzolare e il fotografare, era arrivato il momento della merenda e così ho pensato di andare a provare i famosi coccoli, un cibo da strada, un pezzetto di “Paradiso in terra”. Una ragazza che ha un negozio di tessuti e stoffe me ne aveva parlato giusto il mattino e mi aveva consigliato un locale storico.

Ve lo consiglio caldamente anch’io, soprattutto se ripenso alla versione classica con stracchino e prosciutto crudo. Sono certa che dopo averli assaggiati, vedrete il mondo con occhi diversi.

Dopo aver nutrito il corpo, bisogna però nutrire anche la mente. Una cosa che io non sono riuscita a fare ma che voi potrete è visitare la casa di Dante, il “Sommo Poeta”.

Un’altra tappa al di là del Ponte Vecchio per fotografarlo da altri punti di vista e poi. . . via, verso un ristorante per la seconda e ultima cena in terra fiorentina.

Godere della compagnia altrui

Ho trovato un posticino carino in Borgo San Lorenzo e ho chiesto un primo tra quelli più gettonati: pappardelle al ragù di cinghiale. Ero l’unica cliente all’interno del locale, mentre altre persone erano sedute ai tavoli del dehor.

Non mi dispiaceva mangiare da sola (sola nel locale intendo) ma, alla fine, questo non è successo perché ho chiacchierato tutto il tempo con la cameriera, una ragazza albanese che era a Firenze da sei mesi per studiare scienze politiche all’università.

Il chiacchierare senza problemi con chiunque incontrassi (sia che mi trovassi in un locale, sia fossi per strada) è stato l’aspetto più bello di questa vacanza. Non mi sono mai sentita sola, non mi sono mai annoiata, a parte un momento nella giornata di venerdì perché sarebbe stato una sorta di anniversario e ho avuto un momento di malinconia.

Dopo un giretto veloce post cena, ho chiamato un taxi per tornare in hotel. Chiamare un taxi in una delle città italiane più turistiche non è mai un’idea molto felice: i tassisti fiorentini poi sono dei veri furbetti!
Un consiglio: non fatevi condurre in discorsi troppo “amichevoli” perché potrebbero approfittarne e mettervi in conto anche la conversazione!

Tornare

Il giorno seguente sarebbe stato il giorno della partenza, il ritorno a casa.
Ero più triste che felice all’idea di tornare a Torino; ero comunque soddisfatta per tutto quello che avevo visto e gli incontri che avevo fatto.
Per l’ultima mattina a Firenze, mi sono concessa ancora una passeggiata nei pressi di Piazza Duomo e un pranzetto indimenticabile.

La cupola del Duomo è bella da qualunque punto di vista, no?

Il proprietario del ristorante era un estimatore della musica leggera italiana “vintage”: mix Ramazzotti anni ’80, i Matia Bazar di Vacanze Romane, la Goggi di Maledetta Primavera.
Chicca inaspettata: Let the river run di Carly Simon, splendida canzone tratta dalla colonna sonora del film Una donna in carriera.

Pranzo da dieci e lode con sottofondo musicale che ti fa tornare ai tempi della tua fanciullezza/adolescenza: non ha prezzo.

Siamo giunti alla fine di questa vacanza e di questo racconto, e voi (forse) vi starete chiedendo: “Ma perché hai messo in mezzo addirittura Dante?”.

Quando penso al motivo per cui ho deciso di tornare a Firenze, penso all’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia.

L’amor che move il sole e l’altre stelle.

Se ci pensate bene, è proprio così: l’amore muove tutto, per fortuna e purtroppo. Tutto è smosso dall’amore, mettiamoci il cuore in pace e amiamo più che possiamo.

Non saremo sul fiume Hudson ma abbiamo il Ponte Vecchio

Vi piacerebbe ritrovare alcuni “punti strategici” del mio tour? Vi lascio alcuni indirizzi di riferimento!

  • Da’ Vinattieri (per assaggiare i coccoli): via Santa Margherita, 4R – Firenze
  • Mercato Centrale: P.zza del Mercato Centrale, via dell’Ariento – Firenze
  • Museo Casa di Dante: via Santa Margherita, 1 – Firenze
  • Farmacia del Corso (per la salute e l’umore): via del Corso, 13 – Firenze
  • Ristorante Toscanello: via dell’Oriuolo, 38/40R – Firenze
  • Ristorante Rosso Crudo: via de’ Servi, 85R – Firenze

Photo credit: Veronica Curvietto, a parte l’immagine di Palazzo Vecchio e quella in evidenza, tratte dal sito https://www.pexels.com/

4 commenti

    • Veronica

      Ciao Laura!

      Grazie per il tuo commento!

      Firenze ha davvero qualcosa di magico. Alcuni luoghi vanno visitati anche da soli. . . Firenze è uno di quelli, per me.

      Buona giornata!!

  • Alessandro Gaidano

    Ciao Veronica ,

    devo dire che ho molto apprezzato la tua visita a Firenze di natura – oserei dire – culturalenogastronomica .

    Hai per caso avuto al possibilità di visitare il museo degli Uffizi ,in cui sono state dedicate alcune sale al grande pittore seicentesco Michelangelo Merisi ( noto come il Caravaggio ).

    La parte del leone la fa ovviamente Caravaggio, indiscusso fulcro della pittura di quel secolo caratterizzato da passionalità forti, simbolismi e novità spesso estreme. Il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio (per non intervenire definitivamente sull’originale colore vasariano) e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99), è il rosso: un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei dipinti di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600.

    Tra i sui capolavori , il Sacrificio di Isacco di Caravaggio ed il Bacco.

    Chissà se anche Torino potrà essere cornice per una mostra sul Caravaggio : il Barocco piemontese invita un grande del 600….

    Alessandro

    • Veronica

      Ciao Alessandro,

      grazie per l’apprezzamento.

      Hai ragione a definire la mia visita a Firenze cultural-enogastronomica: era proprio il mio intento!

      Purtroppo non sono riuscita a rivedere gli Uffizi (li avevo visti anni fa, durante un breve viaggio con amici). Avevo solo due giorni a disposizione e volevo godermi più la città e la sua atmosfera.

      Il rosso di cui tu parli è il famoso “rosso Caravaggio”, ricordo dei tempi della scuola; un bellissimo rosso scuro, denso di significati. . .

      Mi chiedi di Torino e Caravaggio e sono andata a cercarmi informazioni perché mi ricordavo di una mostra che avevo visto al Castello di Miradolo, “Caravaggio e il suo tempo”. C’erano solo due suoi dipinti mentre gli altri erano opera dei suoi seguaci.

      Alla Venaria Reale, invece, c’era stata la mostra “Caravaggio Experience”, un’installazione che parlava della produzione caravaggesca. Si parla per entrambe del 2017.

      Non penso che sarebbe male accolta una sua mostra, ma temo che sarebbe troppo oneroso organizzarla, chissà. . .

      Grazie per il tuo commento, gradito e interessante come quello sul “ciao e altre espressioni culturali”, ricordi?

      A presto 🙂

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